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Articolo di Paola Pozzolini  Sicouri  -  1998



Junoplano - Mai  più  allo  sbando


Al primo sguardo sembra una barca normale.

E invece: la chiglia è mobile, l’albero è rotante, i timoni orientabili.

Così Junoplano fa rotta verso il futuro


E’ veloce come un motoscafo. Non sbanda. Supera con dolcezza l'onda senza battere.

È la barca a vela del futuro, finalmente comoda, naviga diritta e anche molto veloce per­ché utilizza veramente al massimo la potenza della propulsione velica.


Al primo sguardo sembra una barca normale. Ma una volta a bordo, Juno­plano è tutta una sorpresa. Innalzate le vele dai verricelli elettrici, lo scafo co­mincia a inclinarsi: il timoniere preme uno dei pulsami posti sulla stazione di navigazione, op­pure un tasto del telecomando che tiene in tasca, e l'imbarcazione si raddrizza e accelera decisamente.


Poi il timoniere preme un altro tasto e albero e crocette ruotano lentamente: lo scafo accelera ancora.


Si muovono le levette che orientano i foils e l’angolo di bolina si fa più stretto. Si fila via a una velocità praticamente superiore a quella del vento.


E’ il momento di virare, un pul­sante rimette la chiglia in posizione verticale, un altro riporta l’albero in bandiera, e Junoplano vira docilmente in pochi secondi.

Il segreto? L’innovazione:

  • la carena, con un elevalo rappor­to lunghezza / larghezza al galleggia­mento (maggiore di 7), riduce la resistenza all'avanza­mento e la formazione dell'onda. Per questo detta:  monomarano
  • la chiglia, cioè il “canting ballast” (zavorra mobile di 3.700 kg. a quattro metri di profondità), viene portata so­pravvento del numero di gradi necessa­ri per tenere lo scafo orizzontale.
  • le due derive gemelle – a prua e a poppa della chiglia – annullano lo scarroccio di bolina.
  • l’albero alare,  ruotando, genera un aumento netto della spinta assiale delle vele e quindi della velocità.

     

Sono progressi tecnologici nati dal progetto, dalla passione inventiva e dalla curiosità di Sandro Buzzi, ingegnere, 64 anni, presidente di una delle aziende italiane leader nel settore del cemento, e velista di lunga data.


«Avevo letto sulla rivista SAIL un artico­lo interessante sul principio e brevetto “Canting Ballast Twin Foils” (sigla CBTF) di Alberto Calderon, ingegnere aeronautico, professore di aero e idrodinamica all’Università di Standford e principale designer del team Stars & Stripes di Dennis Conner”, racconta.


Era il 1993, al tempo della Coppa America del Moro di Venezia e Buzzi vola a San Diego per parlare con Calderon. L’idea si trasforma presto in progetto per ottenere una barca adatta a navigazioni oceaniche, che non sbandasse e navigasse sempre in assetto, sia perché “è più comodo” sia perché uno scafo tradizionale, nel momento in cui sbanda, perde circa il 30% della velocità.


<< La stabilità si poteva ottenere con una carena molto larga, soluzione utilizzata fino ad oggi dalle barche per le regate intorno al mondo in solitario, come il Boc e il Globe Challenge.  Soluzione perico­losa, però, perché gli scafi di quella larghezza hanno una  stabilità negativa molto alta,  cioè, in caso di rovesciamento,  non si raddrizzano più. L’al­tra possibilità era il Canting Ballast abbi­nato a due semi-derive (foils). Ed è proprio quella che noi abbiamo adottata, ottenendo una molto favorevole “stabilità negativa”>>


Un prototipo futurista destinato a rimanere solo un audace espe­rimento? Niente af­fatto. Negli Stati Uni­ti, a San Diego, il cantiere Dyna Yachts di Chuck Robinson, ex presidente della Nike, con gli ingegneri Bill Burns e Matt Brown, produce barche di 12 metri con chiglia ba­sculante e derive ge­melle che vincono le regale davanti alle barche di 16-18 metri. Con grande successo.


Paola Pozzolini


Nota dell’armatore

Questo brillante articolo di Paola Pozzolini Sicouri è stato scritto nel 1998 cioè al tempo in cui Junoplano montava il primo albero rotante, alare autoportante (senza sartie allo scafo), realizzato a mano in carbonio ad alto modulo da Thierry Petitjean  sull’esperienza francese dei Boc 60 piedi oceanici.

Albero splendido e piano velico “prudente”(dato il progetto  totalmente nuovo), certamente adatto a regate con prevalente vento forte ma inadatto alle regate mediterranee.

Nel 2005 l’albero è stato sostituito con altro di maggiore altezza, con piano velico maggiorato, con netto miglioramento delle prestazioni con TWS inferiori a 6 nodi.


Curiosità: il primo albero –un capolavoro nel suo genere – si trova oggi installato nel giardino degli uffici dell’armatore.



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